POMERIGGIO D'INVERNO

È un giovedì d’inverno, alle cinque e mezza è già buio. Fa tremendamente freddo, come tremendamente piove.
Non è piovuto mai quest’anno. Oggi però è una giornata che ti fa maledire di essere nato nella Pianura Padana.
Esco dall’ufficio davanti allo scalo merci soddisfacendo la mia voglia di fumare.
Non c’è riparo, tettoia, albero. Nulla che mi possa riparare; sarà una sigaretta bagnata… Che importa, tanto fra un po’ chiudo.

Noto una ragazza rimanere inerte poco più in là. I suoi stivali sono completamente spolti dall’acqua scrosciante che continua incessantemente a scendere.
Indossa una giacca a vento bianca con il cappuccio e nella tasca si intravede una bottiglia che appare pure quasi vuota.
Cerco di capire se ha bisogno di me ma lei resta immobile scrutando dapprima lo scalo merci e successivamente fissando la sua sigaretta ormai spenta.

Improvvisamente si rivolge verso di me di scatto per chiedere da accendere.
Vieni dentro, le dico, che beviamo un the caldo da macchinetta, meglio di niente… Solleva la testa e con un mezzo sorriso compiacente si tira giù il cappuccio mentre entra. Cerco di capire quanti anni avrà… Trenta? Di più? Di meno?
L’aspetto è quello di una bimba precocemente invecchiata dagli abusi di una vita troppo vissuta. Adesso anche lei mi guarda, cercando di capire chi sono io.
Non immagina neanche quanto quello scalo lo conosca bene molto prima del suo cipiglio.

Ci sediamo. Da randagio rompo il ghiaccio chiedendogli: “Che ci fai qui?”
Mentre mi ascolto penso che se mi rispondesse di farmi i cazzi miei la capirei.
E invece non lo dice, comincia a parlarmi a ruota libera quasi come se io non ci fossi. Racconta che abita in provincia con un tipo che forse ora è già sparito, poi di sua sorella che è una stronza e, di nuovo di lei, che le sarebbe piaciuto cantare in una band.
Più parla e più mi salgono le macerie delle mie aspirazioni pensate e provate con scarsi risultati.

Si è sciolta, cerca un appiglio per dare valore alla sua esistenza. Provo a dirle qualcosa del tipo che nessuna persona e nessuna situazione dovrebbe portare a farci del male.
Banalità…e mi confondo con una società che parla sempre di temi “alti” ma dei tossici mai! Quelli non se li caga quasi nessuno, ignorati dai politici che li considerano inutili con problemi poco spendibili per i loro comizi anche perché non portano voti, anzi.

Non so più che dire in questo momento. Lei mi toglie dall’imbarazzo: “Beh, così è la vita!”
Eh sì, così è la vita, rispondo.
Devo chiudere, mi alzo e pure lei si alza. Usciamo e, incredibilmente, piove ancora più forte. Il vento si porta via tutto, persino il tintinnio delle bottiglie di vetro che rotolano leggere sull’asfalto bagnato.
Lei piega le labbra, questa volta in un sorriso tirato, allunga la mano per stringere la mia e mi dice: “Beh ciao”. Capisco che sta andando, in un attimo ritornerà invisibile nel buio.
Probabilmente non la rivedrò più.
Permane in me un altro spaccato di vita, il quotidiano che vivo ancora sempre in mezzo agli ultimi.
Loro ti restano dentro anche quando la vita ci porta avanti o indietro.

Oppure di lato.

(autore) Carlo Franceschini

 

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